Seminario – Arte negli edifici pubblici – L’Aquila 14.09.11

ASSEMBLEA CITTADINA Tendone in Piazza Duomo – L’Aquila

PROPOSTA SULLA RICOSTRUZIONE ARTISTICA POSTSISMICA DELLA CITTA’ DELL’AQUILA E DEL CRATERE

 INCONTRO Arte negli edifici pubblici

Mercoledì 14 settembre alle ore 17 nel tendone in Piazza Duomo a L’Aquila si terrà un incontro sull’arte negli edifici pubblici. La giornata di lavoro e di studio intende verificare se gli enti istituzionali pubblici (Regioni, Province e Comuni) si attengono, in caso di costruzione ex novo o di ricostruzione e ristrutturazione di edifici pubblici, a quanto previsto dalle leggi vigenti in materia. In particolare alla disciplina statuita con decreto del marzo 2006 concernente le “Linee guida per l’applicazione della legge n. 717/1949 recante norme per l’arte negli edifici pubblici”. Si tratta, in sintesi, dell’obbligo delle amministrazioni di destinare il 2% del costo totale previsto in opere d’arte (fisse e mobili), al fine di migliorare la qualità estetica del manufatto architettonico.

Uno sguardo, quello proposto dall’Assemblea cittadina, rivolto all’immediato futuro nella praticabile prospettiva della riedificazione di una città e dei suoi borghi “più bella di prima”, tenuto conto dell’ingente patrimonio pubblico distrutto o gravemente danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009 su cui occorrerà rimettere mano. Continua a leggere

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“SALVIAMO LE PIETRE DI L’AQUILA”

Salviamo le pietre di L’Aquila è la lettera inviata il 15 aprile al Presidente della Provincia di L’Aquila, On. Stefania Pezzopane, e al Sindaco, Dr. Massimo Cialente, da Sergio Nannicola e Leda Bultrini, per manifestare il timore che il carattere di urgenza che governa i primi provvedimenti sul territorio possa compromettere la qualità del recupero dei materiali.
 
L’Aquila, 15 aprile 2009
 
 

“SALVIAMO LE PIETRE DI L’AQUILA”

Il recupero con metodo filologico del centro antico e degli edifici storici distrutti, “dov’erano e com’erano”, in città come sul territorio colpito dal sisma, è universalmente avvertito, dai cittadini, al pari che dai tecnici, come una necessità irrinunciabile per il valore storicoartistico, culturale e identitario che essi portano con sé.

Le forme e i modi della ricostruzione saranno decisi nelle sedi opportune, ma è urgente porre le premesse minime per renderla possibile, vale a dire assicurarsi la disponibilità delle sue materie prime: la conoscenza del patrimonio, che il terremoto non ha intaccato, e il materiale fisico di cui esso è costituito, che rischia, invece, schiacciato dalle priorità dell’emergenza, di finire perduto.

A dover essere salvaguardato non è solo il materiale reso pregevole dall’intervento artistico o di alto artigianato, ma anche il materiale costruttivo di base, i calcari impiegati come pietra da taglio per stipiti, architravi, balaustre e i materiali da muratura in genere, il pietrame e i ciottoli calcarei della muratura in pietra grezza intonacata, i piccoli conci calcarei, gli elementi in terracotta, le scaglie di pietra delle “case muro”, le pietre calcaree squadrate.

L’urgenza dello sgombero dei detriti può indurre ad ammassare i materiali risultanti dagli scavi e dagli sgomberi in maniera indiscriminata e dispersa, in luoghi indifferenziati, dai quali potrebbe esserne impossibile il recupero.

L’indisponibilità dei materiali originari produrrebbe una lacuna del testo architettonico e un consumo immotivato di risorse, con l’aggressione del territorio determinata dalla necessità di procurarsi nuova materia prima.

È, dunque, urgente assicurarsi che i materiali di sgombero siano depositati in maniera organizzata,

  • separandoli dai detriti provenienti da costruzioni eterogenee per epoca, materie e tecniche costruttive; individuando luoghi certi e distinti per il loro deposito e la loro conservazione;
    registrandone, per quanto possibile, la provenienza;
  • minimizzandone lo spostamento;
  • predisponendone lo stoccaggio per il medio periodo.

È il primo passo di una ricostruzione consapevole e rispettosa.