“I piatti del cratere sismico” 5/6/7 Aprile 2013 – Palazzo Silone sede Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia

Sergio Nannicola Installazione "Piatti del cratere sismico" Palazzo Silone-Sede della Regione Abruzzo 2013

Sergio Nannicola – Installazione “Piatti del cratere sismico” Palazzo Silone – Sede della Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia – 5 Aprile 2013

Sergio Nannicola Installazione "Piatti del cratere sismico" Palazzo Silone-Sede della Regione Abruzzo 2013

Sergio Nannicola – Installazione “Piatti del cratere sismico” Palazzo Silone – Sede della Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia – 5 Aprile 2013

Sergio Nannicola -  Installazione 'Piatti del cratere sismico' - Palazzo Silone - Sede Regione Abruzzo 2013 001 (23)

Sergio Nannicola – Installazione “Piatti del cratere sismico” Palazzo Silone – Sede della Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia – 5 Aprile 2013

Sergio Nannicola -  Installazione 'Piatti del cratere sismico' - Palazzo Silone - Sede Regione Abruzzo 2013 001 (19)

Sergio Nannicola – Installazione “Piatti del cratere sismico” Palazzo Silone – Sede della Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia – 5 Aprile 2013

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Sergio Nannicola – Installazione “Piatti del cratere sismico” Palazzo Silone – Sede della Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia – 5 Aprile 2013

Sergio Nannicola -  Installazione 'Piatti del cratere sismico' - Palazzo Silone - Sede Regione Abruzzo 2013 001 (24)

Sergio Nannicola – Installazione “Piatti del cratere sismico” Palazzo Silone – Sede della Regione Abruzzo – L’Aquila – Italia – 5 Aprile 2013

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Trasalimenti 2012

MAESTRI DI BRERA PER L’UNITÀ D’ITALIA

Maestri di Brera per l'Unità d'Italia

L’Accademia di Belle Arti di Brera con il prezioso contributo di Regione Lombardia e la sponsorizzazione dell’Associazione degli Amici dell’Accademia di Brera, organizza per i 150 anni dell’Unità d’Italia, ricorrenza attesa e carica di significati, una mostra celebrativa, allestita presso il Palazzo Berlaymont sede della Commissione Europea a Bruxelles (e l’Espace Banca Monte Paschi Belgio dal 6 al 20 dicembre 2011), dal 1 al 20 dicembre 2011, dove verranno esposte le opere dei suoi artisti-docenti.

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La mostra proseguirà in gennaio a Milano presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Le opere, eseguite con tecniche miste su tela libera, riprendono la forma di una bandiera per creare il suggestivo effetto del drappo gonfiato dal vento, quello stesso vento di speranza che animò gli italiani nell’unificazione. Ogni artista ha eseguito delle litografie che sono state tirate in 5 esemplari numerate e firmate. Queste opere che affiancano le grandi bandiere misurano cm 70 x 50 e grazie alla collaborazione degli Istituti Italiani di Cultura all’Estero saranno esposte presso spazzi espositivi istituzionale a Lima, il Cairo, Pechino e Caracas. Fu proprio l’opera di un docente dell’Accademia di Brera (dal 1822 al 1879), un grande artista italiano Francesco Hayez, a celebrare l’Unità d’Italia dipingendo “Il Bacio”. Questa opera, presentata nel 1859 diventò, attraverso i colori della bandiera racchiusi nel quadro, il simbolo dell’unificazione d’Italia. La bandiera come simbolo della collettività, della nazione intesa come popolo, è veramente “dentro” il Paese, è veramente “patria” quando ciascuno la percepisce come tale nella propria individualità, nel chiuso dei propri sentimenti, sublimandola con i suoi valori, con le sue memorie, con le sue credenze. Tutte le bandiere degli artisti di Brera sono legate tra loro dal sentimento della patria e dalla semplicità dei tre colori: bianco, rosso e verde.

1 – 20 dicembre 2011

EUROPEAN COMMISSION – BERLAYMONT Rue de la Loi / Wetstraat, 200 – 1040 Bruxelles

6 – 20 dicembre 2011

ESPACE BANCA MONTE PASCHI BELGIO Av. D’Auderghem, 22/28 – 1040 Bruxelles

In gennaio la mostra continuerà negli spazi espositivi

dell’Accademia di Belle Arti di Brera Via Brera 28 – 20121 Milano

Prof. Marco Meneguzzo

Critico e storico d’arte, Docente dell’Accademia di Belle Arti di Brera

Che quel drappo di stoffa colorata che chiamiamo bandiera sia un simbolo fortissimo è risaputo. Sin dall’antichità vessilli, insegne, colori hanno sempre significato “appartenenza” e “unione”, per cui è inutile ripetere qui i motivi di questo simbolismo sociale, collettivo, civile, pubblico, che è tale in tutto il mondo, sotto tutte le latitudini. Ma la bandiera non deve rimanere solo il simbolo della collettività, della nazione intesa come popolo: essa è veramente “dentro” il Paese, essa è veramente “patria” solo quando, smessi i panni del cittadino, dell’uomo sociale, dell’appartenente a una comunità, ciascuno la percepisce come tale nella propria individualità, nel chiuso dei propri sentimenti e della propria coscienza, al di là di ogni manifestazione corale, di massa, la cui psicologia è diversa, più propensa alla retorica superficiale di un giorni di festa, di una parata multicolore.

Al contrario, una bandiera “intima” – aggettivo difficile da usare per un simbolo collettivo – è un convincimento segreto, un retaggio che al contempo appartiene al singolo e a tutti, un’eredità intellettuale e sentimentale che ciascuno riempie coi suoi valori, con le sue memorie, con le sue credenze: un elemento comune a un popolo si atomizza nel vissuto di ciascuno, ma senza perdere quella qualità unificante, quel riconoscersi nel bene e nel male come prodotto culturale di una storia condivisa (magari su campi opposti, ma condivisa…). Di più, l’attualità del tricolore passa oggi per un versante antiretorico e antimonumentale, che non fa parte della tradizione della rappresentazione dell’amor di Patria o delle glorie nazionali – si celebra la battaglia del Piave, ma nessuno ha mai celebrato con un monumento la rotta di Caporetto… -, ma che forse appartiene a un certo carattere italiano, oltre che alle declinazioni più recenti dei linguaggi artistici. In fondo, gli Italiani si riconoscono come nazione più nei momenti bui della loro storia, che in quelli luminosi, e la solidarietà di un popolo altrimenti individualista scatta quando sembra che tutto sia perduto, che le forze disgregatrici prevalgano: anche in queste opere si ritrova lo stesso carattere, spesso filtrato attraverso la rappresentazione di momenti storici che non saranno mai celebrati da qualche monumento, ma che si custodiscono nella memoria come e forse di più di quelli, e dove la memoria di ciascuno, appunto, diventa la memoria di tutti, pur restando individuale, singolare. In Italia è la somma delle memorie individuali a costituire la storia collettiva, più di quanto non sia la “grande storia” a costruire e a cemen- tare il senso della nazione. In questo senso gli artisti sono gli interpreti migliori di questa dualità dialogante: usano il linguaggio e il simbolo, che sono patrimonio comune, e li personalizzano con la propria individualità. Ecco allora perché le loro bandiere sono tutte diverse, perché ognuna racconta una storia personale, o rappresenta una metafora scaturita dall’interpretazione soggettiva della storia, della cronaca, del costume, della società; ma sono contemporaneamente tutte legate indissolubilmente tra loro da quell’elemento simbolico forte, da quel patrimonio comune, dalla semplicità di quei tre colori: bianco, rosso e verde.

Elenco degli artisti

Angelini AlessandraBacco NinoBagnoli LidiaBressan Italo

Bruno Giovanni

Buglioni Pierluigi

Campi Tiziana

Campi Tiziano

Capraro Sabina

Cascio Walter

Casiraghi Roberto

Cattani Giorgio

Ceccarelli Vincenzo

Chiodi Italo

Correggia Francesco

De Locatelli Alfred

Di Gennaro Giuseppe

Dorigatti Piermario

Elefante Vincenzo

Falco Marina

Fanelli Gaetano

Fioretti Maria Cristiana

Gadaleta Ignazio

Galbusera Renato

Galli Maria Cristina

Garutti Alberto

Giacummo Vito Natalino

Giacummo Elmar

Giromella Gabriele

Giorgis Barbara

Grillo Gaetano

Iaria TeresaLabbe MargheritaLaera CosmoLuino Bernardino

Mariani Gastone

Marrocco Franco

Moro Daniela

Mulazzani Enrico

Nannicola Sergio

Nicolamarino Domenico

Occhipinti Angela

Padula Maria Teresa

Panno Laura

Parisi Paola

Pelliccia Antonello

Pellizzola Marco

Pertusi Guido

Pierno Antonella

Pizzi Stefano

Roberti Roberto

Sabatino Beppe

Salvatore Nicola

Salvi Paola

Spadari Alessandro

Stelitano Filomena

Tacconi Tiziana

Vernizzi Luca

Vescovi Dany

Vescovo Federico

Zuppelli Massimo

Incontro-Seminario ‘Arte negli edifici pubblici’ del 14 settembre 2011

Report dell’Assemblea cittadina del 14 settembre 2011

pubblicata da Assemblea Cittadina Dell’Aquila il giorno giovedì 15 settembre 2011 alle ore 18.38

L’Assemblea cittadina, riunitasi il 14 settembre, nel tendone di Piazza Duomo, dedicata all’avvio di una discussione pubblica sull’arte negli edifici pubblici, ha affermato, con forza, la necessità di ricostruire una città più bella.

Preme evidenziare lo spirito che ha animato l’incontro.

Il contesto in cui ci muoviamo è quello di una città distrutta: ognuno di noi vive, collettivamente e individualmente, le drammatiche conseguenze che questa distruzione produce. Eppure, siamo convinti che tutelare e promuovere il diritto all’informazione, al sapere ed alla conoscenza, il diritto a godere delle arti e dei beni culturali significa intendere la cultura come valore collettivo e quindi come crescita civile e democratica, come spinta per lo sviluppo economico della città e del suo territorio. Oggi viviamo in non luoghi, dispersi, lontani dalle nostre relazioni e dalla nostra memoria: siamo convinti che l’arte sia in grado di restituire identità e sia in grado di creare condivisione, attraverso il confronto e l’uso di strumenti partecipativi: questi, in fondo, sono i valori che i cittadini invocano nel progetto di ricostruzione della città e del suo territorio.

Puntuali sono state le relazioni di Antonio Gasbarrini, critico d’arte, e di Sergio Nannicola, artista e docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, che hanno messo in luce il vuoto artistico-culturale, legato al contemporaneo, di cui soffre la nostra città.

La discussione ha visto i contributi, vivaci e qualificati, degli invitati che, ognuno per le proprie competenze, rivestono un ruolo fondamentale nel processo di applicazione della legge 717/1949 e sue modificazioni.

Sono stati assunti impegni da parte del Commissario ai Beni Culturali Luciano Marchetti, che ha accolto la proposta di una sinergia tra professionisti e artisti; di Giancarlo Santariga, Provveditorato Opere Pubbliche, che ha ribadito la non eludibilità o l’aggiramento della legge del 2%.

Fondamentale è stato il contributo-intervista di Anna Mattirolo, Direttrice del Maxxi, Roma, che ha ricordato a chiare lettere che la questione L’Aquila non è solo dell’Aquila, ma è questione nazionale.

Non meno importanti i contributi scritti di Patrizia Ferri, storica dell’arte, e di Paolo Colarossi, urbanista, entrambi del Centro di Ricerca e Documentazione sull’Arte Pubblica, Università La Sapienza, Roma, illustrati in assemblea dall’artista Franco Fiorillo, che fa parte del Comitato Scientifico di questo qualificato centro di ricerca.

Il Direttore dell’Accademia di Belle Arti Eugenio Carlomagno ha posto in risalto il ruolo della stessa Accademia per la ricerca artistica e le grandi potenzialità che esprime con i suoi giovani studenti.

Gianlorenzo Conti, Presidente dell’Ordine degli Architetti, accogliendo a pieno lo spirito che ha animato l’Assemblea cittadina, si è impegnato a far recepire all’Ordine Nazionale la proposta di accantonare, per i progetti affidati per la ricostruzione di L’Aquila, lo 0,50% in più, oltre il 2% già previsto dalla legge da destinare ad interventi artistici.

L’assessore Vladimiro Placidi ha accolto la proposta di iniziare una serie di incontri con i cittadini per valutare, insieme, quale è la strada migliore che può portare all’inserimento dell’intervento artistico sin dalle primissime fasi del progetto di ricostruzione/ripristino dell’edificio pubblico.

Si cominciano ad ascoltare le proposte dei cittadini e si cominciano ad assumere impegni nei loro confronti: l’Assemblea cittadina continuerà nella sua azione di discussione, proposta, di controllo democratico e partecipato.

Qui la registrazione integrale dell’incontro                           http://www.assembleacittadina.it/?p=251

Seminario – Arte negli edifici pubblici – L’Aquila 14.09.11

ASSEMBLEA CITTADINA Tendone in Piazza Duomo – L’Aquila

PROPOSTA SULLA RICOSTRUZIONE ARTISTICA POSTSISMICA DELLA CITTA’ DELL’AQUILA E DEL CRATERE

 INCONTRO Arte negli edifici pubblici

Mercoledì 14 settembre alle ore 17 nel tendone in Piazza Duomo a L’Aquila si terrà un incontro sull’arte negli edifici pubblici. La giornata di lavoro e di studio intende verificare se gli enti istituzionali pubblici (Regioni, Province e Comuni) si attengono, in caso di costruzione ex novo o di ricostruzione e ristrutturazione di edifici pubblici, a quanto previsto dalle leggi vigenti in materia. In particolare alla disciplina statuita con decreto del marzo 2006 concernente le “Linee guida per l’applicazione della legge n. 717/1949 recante norme per l’arte negli edifici pubblici”. Si tratta, in sintesi, dell’obbligo delle amministrazioni di destinare il 2% del costo totale previsto in opere d’arte (fisse e mobili), al fine di migliorare la qualità estetica del manufatto architettonico.

Uno sguardo, quello proposto dall’Assemblea cittadina, rivolto all’immediato futuro nella praticabile prospettiva della riedificazione di una città e dei suoi borghi “più bella di prima”, tenuto conto dell’ingente patrimonio pubblico distrutto o gravemente danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009 su cui occorrerà rimettere mano. Continua a leggere

Lettera al Presidente della Repubblica del Consiglio Nazionale dei professori delle Accademie

Lettera al Presidente della Repubblica del Consiglio Nazionale dei professori delle Accademie statali di Belle Arti

Signor Presidente,

Le scriviamo spinti da una disperata urgenza che nasce dal comprovato timore di vedere in un breve giro di tempo la distruzione (e non è allarmismo ingiustificato) delle Accademie di Belle Arti italiane.

L’istituzione recente della Laurea Magistrale per la qualifica di Dottore restauratore presso le università (quando la gran parte degli operatori del settore esce dalle Accademie) è un ulteriore inquietante segnale di quel progetto, oramai in atto da tempo, che vuole consentire alle università di appropriarsi indebitamente dei corsi tradizionalmente di pertinenza delle Accademie di Belle Arti.

Non si tratterebbe di una novità.

Come Ella sa, la facoltà di Architettura è nata dalla costola dell’Accademia nel 1929 ed oggi il percorso si ripete, sicché invece dell’auspicato passaggio a pari grado e pari livello delle Accademie di Belle Arti dentro il sistema universitario ai sensi dell’articolo 33 della Costituzione italiana, da decenni vanamente atteso, si assiste all’ennesima operazione di pirateria culturale.

Questo progetto che si configura ai nostri occhi come attentato alla costituzione e allo spirito dei padri fondatori, che vollero con forza il comma 6 dell’articolo 33 della Carta Costituzionale, deve essere fermato.

Dopo molti mesi e molte resistenze da parte degli uffici ministeriali competenti, la VII Commissione Istruzione, Università e Ricerca ha ripreso la discussione dei numerosi DDLL che riguardano la modifica sostanziale della Legge 508/99 di Riforma delle Accademie di Belle Arti, cercando di definire normativamente quei qualificanti aspetti delle legge che il Governo e il Ministero avrebbero dovuto disciplinare con una serie di regolamenti attuativi entro due anni dall’emanazione della Legge 508 del 1999.

Siamo nel 2011 e a dodici anni dalla Legge dobbiamo denunciare con forza, pena la nostra scomparsa, le gravi inadempienze della Direzione Generale AFAM e dei vari Ministri pro tempore, che dal 1999 si sono susseguiti alla guida del Ministero, i quali – nell’indifferenza generale -, colpevolmente, non hanno dato compimento alla Legge.

Non è forse che le Leggi non si discutono, ma si applicano? Invece, ogni atto portato a termine dalla Direzione Generale AFAM, dai vari Ministri e dai vari Governi, è stato volto a disattendere la Legge ed il suo spirito costituzionale. Questo ha danneggiato seriamente gli studenti e il loro futuro, precipitando al tempo stesso nel disonore e nel disdoro i professori e le nostre antiche e straordinarie istituzioni che, fuori da ogni retorica, tutto il mondo c’invidia.

Vale la pena di ricordare le parole con cui Concetto Marchesi iniziava la sua relazione all’Assemblea Costituente nel 1946 per la definizione dell’allora articolo 27, ora 33:

“L’Arte e la Scienza sono al servizio dell’Umanità. Esse accrescono libertà allo spirito umano ma di libertà hanno anzitutto bisogno: e non possono degnamente e utilmente operare se costrette a fini determinati e condizionati. La loro moralità, che è somma, non è racchiusa in precetti iniziali né muove da propositi obbligatori, ma consiste nella loro forza espressiva e rivelatrice, in quello stimolo continuamente attivo che è proprio dell’opera d’arte, in quel fluire continuo dell’indagine scientifica verso l’inesplorato del mondo umano e naturale. Lo Stato non ha un’arte come non ha una scienza; ma dell’arte e della scienza si giova per i suoi fini nazionali e sociali. Ha il dovere di proteggerle in ogni modo e di servirsene, ma ha pure il dovere di lasciare che esse si sviluppino libere e padrone di sé oltre e dentro la scuola.”

Forti del sostegno dei Padri Fondatori della nostra Repubblica e della nostra Carta Costituzionale, all’inizio di giugno il Consiglio Nazionale dei Professori delle Accademie Statali di Belle Arti e il Comitato Nazionale degli Studenti delle Accademie di Belle Arti italiane hanno chiesto e ottenuto di essere ascoltati dall’Ufficio di Presidenza della VII Commissione del Senato della Repubblica, avendo così la possibilità di rappresentare de visu le istanze dei diciottomila (18.000) studenti e dei millecentocinquanta (1.150) professori che attualmente vivono, studiano, lavorano e fanno ricerca nelle Accademie di Belle Arti Italiane.

Dette istanze, prendendo le mosse dalla constatazione del fallimento della Legge 508/99 (per manifesta “nolenza”, si perdoni il neologismo, e indolenza normativa) in ordine ai principi costituzionali ed europei che l’avevano nondimeno ispirata, hanno sottolineato quanto segue:

o una privazione continua e costante di autonomia gestionale, funzionale, didattica, finanziaria, scientifica delle nostre Istituzioni;

o una reiterata violazione del dettato dell’articolo 33 della Costituzione della Repubblica;

o un progressivo ridimensionamento del numero di iscrizioni, delle piante organiche e della progettualità complessiva;

o un continuo, ingiustificato ed incostituzionale, sorgere di corsi di studio storicamente pertinenti alle Accademie presso università pubbliche e private italiane, dove si può ottenere lo stesso tipo di formazione accademica, ma con il vantaggio di conseguire una laurea e un titolo di dottore, oltre alla possibilità di proseguire la ricerca con il dottorato.

Il fallimento della Legge 508/1999 è stato dunque determinato dalla mancata emanazione dei regolamenti attuativi, dal conseguente e ingiustificato rinvio a inopportune minute pratiche regolamentari (ordinanze, note, circolari, decreti ministeriali), che nell’arco di un decennio ne hanno del tutto svuotato il senso e il destino originario, facendo precipitare le Accademie di Belle Arti (soprattutto quelle dotate di grande tradizione storica), i loro professori e gli studenti in una condizione di decadenza e degrado istituzionale, culturale ed esistenziale.

Il Legislatore voleva questo? I due anni stabiliti dalla Legge per l’emanazione dei regolamenti attuativi erano un tempo più che congruo per completare la riforma. Il Consiglio di Stato, infatti, più e più volte in questi ultimi dodici anni, era intervenuto per richiamare all’ordine gli organi competenti, dal Ministro al Governo, alla Direzione Generale AFAM. Cosa è accaduto invece dal 1999 ad oggi? Nulla! Non è successo nulla. Anzi, tutto il contrario: le Accademie di Belle Arti sono state perfino declassate nel comparto negoziale della Scuola, ancora una volta in violazione del dettato costituzionale.

Signor Presidente, di fronte a siffatta grave situazione, quel che si rende opportuno fare per salvare le Accademie dalla rovina può essere riassunto in poche parole.

È innanzi tutto necessaria l’attuazione – non più procrastinabile – del comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione repubblicana e l’inserimento a pieno titolo, con pari dignità, grado e ordine, delle Accademie, dei suoi organi, dei suoi dipartimenti e delle sue strutture didattiche nel sistema universitario nazionale, comprendente Accademie e Università, così come è accaduto nel passato per l’ISEF.

È paradossale ma dobbiamo con forza affermare che, dopo il fallimento della 508/99, solo l’immediato passaggio delle Accademie di Belle Arti nel sistema universitario è garanzia di un Sistema dell’Alta Cultura rispettoso del dettato costituzionale, della normativa europea in materia di Istruzione Superiore Universitaria, al passo con i tempi e con le analoghe istituzioni di Europa e del mondo.

Dal Disegno di Legge Argan, Chiarante (1990), all’Atto di Indirizzo della VII Commisione della Camera dei Deputati n. 197 del luglio 2009, al Disegno di Legge 2415 del Senatore Sbarbati e altri (novembre 2010), le Accademie di Belle Arti attendono che la politica e il potere legislativo si assumano la responsabilità di dare attuazione al comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione e di restituire alle Accademie di Belle Arti italiane quel prestigio e quell’onore che la Carta costituzionale loro tributa e che loro competono soprattutto in virtù del glorioso passato, di un presente importante e dell’imponente e grandiosa tradizione storica che ne costituisce il fondamento.

Così hanno voluto i Padri Fondatori, così ha stabilito la Costituzione, ponendo le Accademie oltre l’ordine della scuola secondaria, tra gli istituti di Alta Cultura che, come le università, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi, quell’autonomia che – come ci ricordano i Padri costituenti – è condizione di libertà dell’insegnamento, di libertà della ricerca, di libertà dal timore e dal bisogno.

Signor Presidente, non possiamo più attendere. Non c’è più tempo.

Abbiamo sostenuto dodici anni di incredibili sacrifici, economici e professionali, e da giovani che eravamo all’inizio di questa vicenda, siamo diventati adulti, adulti traditi, adulti preoccupati per il proprio presente e per il proprio futuro e per i nostri studenti. Chiediamo dunque l’attuazione immediata del dettato costituzionale attraverso soluzioni legislative immediate, efficaci, efficienti.

Ma è possibile che, in Italia, chi si esibisce nel salto con l’asta sia un professore universitario e chi ha scolpito il Cristo risorto nella Sala delle Udienze del Vaticano non lo sia?

Chi può ancora credere che in Italia sia legittimo laurearsi in una facoltà di scienze motorie o di progettazione di navi da diporto o di alta cucina, ma non in una facoltà di belle arti o se si preferisce di arti visive, arti applicate e didattica dell’arte, come invece accade in Spagna, in Francia e in Germania, per tacere del resto del mondo?

Chi può continuare a sostenere che i professori delle Accademie di Belle Arti possano continuare a rimanere al di fuori del sistema universitario in spregio al nostro dettato costituzionale che voleva garantire la libera ricerca scientifica al pari della libera espressione artistica ?

La discriminazione inflitta agli studenti delle Accademie di Belle Arti e il disonore innanzi tutto esistenziale e sociale inflitto ai professori e alle nostre istituzioni è talmente grave, ingiusto e gratuito che occorre porvi rimedio con assoluta urgenza.

Il passaggio delle Accademie di Belle Arti, con le sue strutture, dentro l’università con pari grado, dignità e livello delle università, deve determinare in tempi brevissimi l’istituzione di idonee classi di laurea, laurea magistrale e di dottorati di ricerca, con la relativa tutela giuridica; deve risarcire il corpo docente di prima fascia e di seconda fascia, che lavora da dodici anni nei corsi accademici triennali e specialistici con una retribuzione ingiustificata, e gli deve riconoscere la stessa professionalità, impegno e competenza dei colleghi universitari delle altre discipline letterarie, artistiche e scientifiche, conferendogli lo stesso status giuridico ed economico previsto per i professori ordinari e associati universitari ai sensi del DPR 382 del 1982 e successive modifiche e integrazioni.

In questi anni, i professori delle Accademie di Belle Arti hanno pagato un prezzo che si può quantificare in termini di carriera accademica e scientifica, – ricordiamo i tanti stimabilissimi colleghi di seconda fascia che in assenza di un regolamento sul reclutamento attendono da venti anni di poter partecipare ai concorsi per il passaggio in prima fascia – e in termini economici. Lo Stato infatti ha fatto a meno di spendere quei venti o trenta milioni di euro ad anno necessari per l’adeguamento stipendiale universitario di millecentocinquanta professori accademici, che nulla sono rispetto al miliardo e oltre di euro all’anno impiegato per pagare gli stipendi dei professori e dei ricercatori dell’università.

Lo Stato non ci stima perché non ci conosce. Poi, magari, parlamentari dello Stato o esponenti del governo leggono i nostri libri, ammirano e comprano i nostri quadri, vedono le nostre mostre, e intanto legiferano in quell’Aula di Montecitorio che è progetto di un nostro illustre collega (Ernesto Basile), abbellita da uno strepitoso fregio dipinto (Aristide Sartorio) e bronzeo (Davide Calandra) per non dire d’altri grandi artisti che hanno qui lasciato testimonianza del loro talento; e di tutto questo, forse nulla sanno.

Purtroppo, Signor Presidente, non abbiamo i numeri per mandare i nostri rappresentanti in Parlamento, e dobbiamo rivolgere a Lei, Garante per noi del rispetto della Costituzione, il nostro più che giustificato appello. Signor Presidente, dica una parola forte sulla nostra assurda condizione e sull’immeritato attuale destino delle Accademie di Belle Arti italiane, eredi di Michelangelo, Raffaello, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova.

Dagli esiti dell’audizione del Consiglio Nazionale dei Professori delle Accademie di Belle Arti in Commissione Cultura in Senato, il primo giugno scorso, è emerso che sussisterebbe una unanime volontà politica di pervenire a una nuova Legge in tempi brevissimi (come peraltro auspicava l’Atto di Indirizzo della Commissione Cultura della Camera dei deputati, già menzionato). A tale volontà positiva si oppone tuttavia una volontà negativa da parte del Governo, del Ministro e della Direzione Generale AFAM, che vorrebbe continuare a negarci le somme necessarie, ancorché modeste.

Per questo Le chiediamo, Signor Presidente, nella Sua qualità di supremo Garante dei principi costituzionali della nostra Repubblica che tutelano la piena autonomia delle nostre istituzioni, un Suo più diretto e personale interessamento; e lo chiediamo non tanto rivolto alle strutture burocratiche e ministeriali (che pure meriterebbero un sovrappiù di attenzione dal momento che continuano ad opporre assurde e inqualificabili resistenze alla prosecuzione dell’iter legislativo; si confronti l’audizione del Direttore Generale AFAM in VII Commissione del Senato, del 24 maggio u.s.), ma quanto piuttosto alle Commissioni parlamentari preposte ed al Governo, in particolare al Ministro Tremonti, perché diano rapida soluzione a un ritardo che rischia di uccidere alcune tra le più antiche e autorevoli istituzioni italiane, patrimonio indiscutibile della nostra società e delle generazioni di italiani presenti e future.

Glielo chiediamo con rispettosa insistenza: dica, pubblicamente, una Sua autorevole parola sulle nostre istituzioni. Ci faccia sentire che l’Italia ha bisogno di noi. Dica al Governo: sistemate la questione delle Accademie di Belle Arti Italiane!

Nell’attesa, il Consiglio Nazionale dei Professori delle Accademie di Belle Arti e il Consiglio Nazionale degli Studenti per la Riforma Universitaria delle Accademie di Belle Arti La informano che a far data dal 27 giugno p.v. inizieranno uno sciopero della fame, che proseguirà fino a quando non vedranno la fine della discriminazione e del pregiudizio che gravano su di loro, l’attuazione dell’articolo 33 della Costituzione e la formalizzazione del decreto urgente che riconosca definitivamente e completamente le Accademie di Belle Arti quali istituzioni di Alta Cultura di pari dignità, grado e livello rispetto alle università, sotto ogni aspetto e con ogni prerogativa.

Immensamente grati per l’attenzione che vorrà prestare alla nostra vicenda, La salutiamo, Signor Presidente, con grande deferenza, ben sapendo che Lei è la nostra unica, concreta, speranza.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DEI PROFESSORI

DELLE ACCADEMIE STATALI DI BELLE ARTI

Adriano Baccilieri, Marco Bussagli, Cecilia Casorati, Giuseppe Di Lorenzo e Vita Segreto.

RIFORMA UNIVERSITARIA DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI

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SIT-IN E SCIOPERO DELLA FAME

DEGLI STUDENTI E DEI PROFESSORI DELLE ACCADEMIA DI BELLE ARTI

PER LA RIFORMA UNIVERSITARIA DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI

ROMA, PIAZZA FERRO DI CAVALLO DAL 28 GIUGNO 2011

SIT-IN E SCIOPERO DELLA FAME DEGLI STUDENTI E DEI PROFESSORI DELLE ACCADEMIA DI BELLE ARTI

Dal 1990 gli studenti delle Accademie di Belle Arti italiane attendono di entrare nel sistema universitario. Resistenze accademiche, sindacali, ministeriali, e governative lo hanno impedito e vogliono ancora impedirlo. Sono 21 anni che gli studenti delle Accademie di Belle Arti vengono ingannati dal Ministero e dalle Accademie, che affermano di rilasciare lauree. Continua a leggere