Lettera al Presidente della Repubblica del Consiglio Nazionale dei professori delle Accademie

Lettera al Presidente della Repubblica del Consiglio Nazionale dei professori delle Accademie statali di Belle Arti

Signor Presidente,

Le scriviamo spinti da una disperata urgenza che nasce dal comprovato timore di vedere in un breve giro di tempo la distruzione (e non è allarmismo ingiustificato) delle Accademie di Belle Arti italiane.

L’istituzione recente della Laurea Magistrale per la qualifica di Dottore restauratore presso le università (quando la gran parte degli operatori del settore esce dalle Accademie) è un ulteriore inquietante segnale di quel progetto, oramai in atto da tempo, che vuole consentire alle università di appropriarsi indebitamente dei corsi tradizionalmente di pertinenza delle Accademie di Belle Arti.

Non si tratterebbe di una novità.

Come Ella sa, la facoltà di Architettura è nata dalla costola dell’Accademia nel 1929 ed oggi il percorso si ripete, sicché invece dell’auspicato passaggio a pari grado e pari livello delle Accademie di Belle Arti dentro il sistema universitario ai sensi dell’articolo 33 della Costituzione italiana, da decenni vanamente atteso, si assiste all’ennesima operazione di pirateria culturale.

Questo progetto che si configura ai nostri occhi come attentato alla costituzione e allo spirito dei padri fondatori, che vollero con forza il comma 6 dell’articolo 33 della Carta Costituzionale, deve essere fermato.

Dopo molti mesi e molte resistenze da parte degli uffici ministeriali competenti, la VII Commissione Istruzione, Università e Ricerca ha ripreso la discussione dei numerosi DDLL che riguardano la modifica sostanziale della Legge 508/99 di Riforma delle Accademie di Belle Arti, cercando di definire normativamente quei qualificanti aspetti delle legge che il Governo e il Ministero avrebbero dovuto disciplinare con una serie di regolamenti attuativi entro due anni dall’emanazione della Legge 508 del 1999.

Siamo nel 2011 e a dodici anni dalla Legge dobbiamo denunciare con forza, pena la nostra scomparsa, le gravi inadempienze della Direzione Generale AFAM e dei vari Ministri pro tempore, che dal 1999 si sono susseguiti alla guida del Ministero, i quali – nell’indifferenza generale -, colpevolmente, non hanno dato compimento alla Legge.

Non è forse che le Leggi non si discutono, ma si applicano? Invece, ogni atto portato a termine dalla Direzione Generale AFAM, dai vari Ministri e dai vari Governi, è stato volto a disattendere la Legge ed il suo spirito costituzionale. Questo ha danneggiato seriamente gli studenti e il loro futuro, precipitando al tempo stesso nel disonore e nel disdoro i professori e le nostre antiche e straordinarie istituzioni che, fuori da ogni retorica, tutto il mondo c’invidia.

Vale la pena di ricordare le parole con cui Concetto Marchesi iniziava la sua relazione all’Assemblea Costituente nel 1946 per la definizione dell’allora articolo 27, ora 33:

“L’Arte e la Scienza sono al servizio dell’Umanità. Esse accrescono libertà allo spirito umano ma di libertà hanno anzitutto bisogno: e non possono degnamente e utilmente operare se costrette a fini determinati e condizionati. La loro moralità, che è somma, non è racchiusa in precetti iniziali né muove da propositi obbligatori, ma consiste nella loro forza espressiva e rivelatrice, in quello stimolo continuamente attivo che è proprio dell’opera d’arte, in quel fluire continuo dell’indagine scientifica verso l’inesplorato del mondo umano e naturale. Lo Stato non ha un’arte come non ha una scienza; ma dell’arte e della scienza si giova per i suoi fini nazionali e sociali. Ha il dovere di proteggerle in ogni modo e di servirsene, ma ha pure il dovere di lasciare che esse si sviluppino libere e padrone di sé oltre e dentro la scuola.”

Forti del sostegno dei Padri Fondatori della nostra Repubblica e della nostra Carta Costituzionale, all’inizio di giugno il Consiglio Nazionale dei Professori delle Accademie Statali di Belle Arti e il Comitato Nazionale degli Studenti delle Accademie di Belle Arti italiane hanno chiesto e ottenuto di essere ascoltati dall’Ufficio di Presidenza della VII Commissione del Senato della Repubblica, avendo così la possibilità di rappresentare de visu le istanze dei diciottomila (18.000) studenti e dei millecentocinquanta (1.150) professori che attualmente vivono, studiano, lavorano e fanno ricerca nelle Accademie di Belle Arti Italiane.

Dette istanze, prendendo le mosse dalla constatazione del fallimento della Legge 508/99 (per manifesta “nolenza”, si perdoni il neologismo, e indolenza normativa) in ordine ai principi costituzionali ed europei che l’avevano nondimeno ispirata, hanno sottolineato quanto segue:

o una privazione continua e costante di autonomia gestionale, funzionale, didattica, finanziaria, scientifica delle nostre Istituzioni;

o una reiterata violazione del dettato dell’articolo 33 della Costituzione della Repubblica;

o un progressivo ridimensionamento del numero di iscrizioni, delle piante organiche e della progettualità complessiva;

o un continuo, ingiustificato ed incostituzionale, sorgere di corsi di studio storicamente pertinenti alle Accademie presso università pubbliche e private italiane, dove si può ottenere lo stesso tipo di formazione accademica, ma con il vantaggio di conseguire una laurea e un titolo di dottore, oltre alla possibilità di proseguire la ricerca con il dottorato.

Il fallimento della Legge 508/1999 è stato dunque determinato dalla mancata emanazione dei regolamenti attuativi, dal conseguente e ingiustificato rinvio a inopportune minute pratiche regolamentari (ordinanze, note, circolari, decreti ministeriali), che nell’arco di un decennio ne hanno del tutto svuotato il senso e il destino originario, facendo precipitare le Accademie di Belle Arti (soprattutto quelle dotate di grande tradizione storica), i loro professori e gli studenti in una condizione di decadenza e degrado istituzionale, culturale ed esistenziale.

Il Legislatore voleva questo? I due anni stabiliti dalla Legge per l’emanazione dei regolamenti attuativi erano un tempo più che congruo per completare la riforma. Il Consiglio di Stato, infatti, più e più volte in questi ultimi dodici anni, era intervenuto per richiamare all’ordine gli organi competenti, dal Ministro al Governo, alla Direzione Generale AFAM. Cosa è accaduto invece dal 1999 ad oggi? Nulla! Non è successo nulla. Anzi, tutto il contrario: le Accademie di Belle Arti sono state perfino declassate nel comparto negoziale della Scuola, ancora una volta in violazione del dettato costituzionale.

Signor Presidente, di fronte a siffatta grave situazione, quel che si rende opportuno fare per salvare le Accademie dalla rovina può essere riassunto in poche parole.

È innanzi tutto necessaria l’attuazione – non più procrastinabile – del comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione repubblicana e l’inserimento a pieno titolo, con pari dignità, grado e ordine, delle Accademie, dei suoi organi, dei suoi dipartimenti e delle sue strutture didattiche nel sistema universitario nazionale, comprendente Accademie e Università, così come è accaduto nel passato per l’ISEF.

È paradossale ma dobbiamo con forza affermare che, dopo il fallimento della 508/99, solo l’immediato passaggio delle Accademie di Belle Arti nel sistema universitario è garanzia di un Sistema dell’Alta Cultura rispettoso del dettato costituzionale, della normativa europea in materia di Istruzione Superiore Universitaria, al passo con i tempi e con le analoghe istituzioni di Europa e del mondo.

Dal Disegno di Legge Argan, Chiarante (1990), all’Atto di Indirizzo della VII Commisione della Camera dei Deputati n. 197 del luglio 2009, al Disegno di Legge 2415 del Senatore Sbarbati e altri (novembre 2010), le Accademie di Belle Arti attendono che la politica e il potere legislativo si assumano la responsabilità di dare attuazione al comma 6 dell’articolo 33 della Costituzione e di restituire alle Accademie di Belle Arti italiane quel prestigio e quell’onore che la Carta costituzionale loro tributa e che loro competono soprattutto in virtù del glorioso passato, di un presente importante e dell’imponente e grandiosa tradizione storica che ne costituisce il fondamento.

Così hanno voluto i Padri Fondatori, così ha stabilito la Costituzione, ponendo le Accademie oltre l’ordine della scuola secondaria, tra gli istituti di Alta Cultura che, come le università, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi, quell’autonomia che – come ci ricordano i Padri costituenti – è condizione di libertà dell’insegnamento, di libertà della ricerca, di libertà dal timore e dal bisogno.

Signor Presidente, non possiamo più attendere. Non c’è più tempo.

Abbiamo sostenuto dodici anni di incredibili sacrifici, economici e professionali, e da giovani che eravamo all’inizio di questa vicenda, siamo diventati adulti, adulti traditi, adulti preoccupati per il proprio presente e per il proprio futuro e per i nostri studenti. Chiediamo dunque l’attuazione immediata del dettato costituzionale attraverso soluzioni legislative immediate, efficaci, efficienti.

Ma è possibile che, in Italia, chi si esibisce nel salto con l’asta sia un professore universitario e chi ha scolpito il Cristo risorto nella Sala delle Udienze del Vaticano non lo sia?

Chi può ancora credere che in Italia sia legittimo laurearsi in una facoltà di scienze motorie o di progettazione di navi da diporto o di alta cucina, ma non in una facoltà di belle arti o se si preferisce di arti visive, arti applicate e didattica dell’arte, come invece accade in Spagna, in Francia e in Germania, per tacere del resto del mondo?

Chi può continuare a sostenere che i professori delle Accademie di Belle Arti possano continuare a rimanere al di fuori del sistema universitario in spregio al nostro dettato costituzionale che voleva garantire la libera ricerca scientifica al pari della libera espressione artistica ?

La discriminazione inflitta agli studenti delle Accademie di Belle Arti e il disonore innanzi tutto esistenziale e sociale inflitto ai professori e alle nostre istituzioni è talmente grave, ingiusto e gratuito che occorre porvi rimedio con assoluta urgenza.

Il passaggio delle Accademie di Belle Arti, con le sue strutture, dentro l’università con pari grado, dignità e livello delle università, deve determinare in tempi brevissimi l’istituzione di idonee classi di laurea, laurea magistrale e di dottorati di ricerca, con la relativa tutela giuridica; deve risarcire il corpo docente di prima fascia e di seconda fascia, che lavora da dodici anni nei corsi accademici triennali e specialistici con una retribuzione ingiustificata, e gli deve riconoscere la stessa professionalità, impegno e competenza dei colleghi universitari delle altre discipline letterarie, artistiche e scientifiche, conferendogli lo stesso status giuridico ed economico previsto per i professori ordinari e associati universitari ai sensi del DPR 382 del 1982 e successive modifiche e integrazioni.

In questi anni, i professori delle Accademie di Belle Arti hanno pagato un prezzo che si può quantificare in termini di carriera accademica e scientifica, – ricordiamo i tanti stimabilissimi colleghi di seconda fascia che in assenza di un regolamento sul reclutamento attendono da venti anni di poter partecipare ai concorsi per il passaggio in prima fascia – e in termini economici. Lo Stato infatti ha fatto a meno di spendere quei venti o trenta milioni di euro ad anno necessari per l’adeguamento stipendiale universitario di millecentocinquanta professori accademici, che nulla sono rispetto al miliardo e oltre di euro all’anno impiegato per pagare gli stipendi dei professori e dei ricercatori dell’università.

Lo Stato non ci stima perché non ci conosce. Poi, magari, parlamentari dello Stato o esponenti del governo leggono i nostri libri, ammirano e comprano i nostri quadri, vedono le nostre mostre, e intanto legiferano in quell’Aula di Montecitorio che è progetto di un nostro illustre collega (Ernesto Basile), abbellita da uno strepitoso fregio dipinto (Aristide Sartorio) e bronzeo (Davide Calandra) per non dire d’altri grandi artisti che hanno qui lasciato testimonianza del loro talento; e di tutto questo, forse nulla sanno.

Purtroppo, Signor Presidente, non abbiamo i numeri per mandare i nostri rappresentanti in Parlamento, e dobbiamo rivolgere a Lei, Garante per noi del rispetto della Costituzione, il nostro più che giustificato appello. Signor Presidente, dica una parola forte sulla nostra assurda condizione e sull’immeritato attuale destino delle Accademie di Belle Arti italiane, eredi di Michelangelo, Raffaello, Gian Lorenzo Bernini e Antonio Canova.

Dagli esiti dell’audizione del Consiglio Nazionale dei Professori delle Accademie di Belle Arti in Commissione Cultura in Senato, il primo giugno scorso, è emerso che sussisterebbe una unanime volontà politica di pervenire a una nuova Legge in tempi brevissimi (come peraltro auspicava l’Atto di Indirizzo della Commissione Cultura della Camera dei deputati, già menzionato). A tale volontà positiva si oppone tuttavia una volontà negativa da parte del Governo, del Ministro e della Direzione Generale AFAM, che vorrebbe continuare a negarci le somme necessarie, ancorché modeste.

Per questo Le chiediamo, Signor Presidente, nella Sua qualità di supremo Garante dei principi costituzionali della nostra Repubblica che tutelano la piena autonomia delle nostre istituzioni, un Suo più diretto e personale interessamento; e lo chiediamo non tanto rivolto alle strutture burocratiche e ministeriali (che pure meriterebbero un sovrappiù di attenzione dal momento che continuano ad opporre assurde e inqualificabili resistenze alla prosecuzione dell’iter legislativo; si confronti l’audizione del Direttore Generale AFAM in VII Commissione del Senato, del 24 maggio u.s.), ma quanto piuttosto alle Commissioni parlamentari preposte ed al Governo, in particolare al Ministro Tremonti, perché diano rapida soluzione a un ritardo che rischia di uccidere alcune tra le più antiche e autorevoli istituzioni italiane, patrimonio indiscutibile della nostra società e delle generazioni di italiani presenti e future.

Glielo chiediamo con rispettosa insistenza: dica, pubblicamente, una Sua autorevole parola sulle nostre istituzioni. Ci faccia sentire che l’Italia ha bisogno di noi. Dica al Governo: sistemate la questione delle Accademie di Belle Arti Italiane!

Nell’attesa, il Consiglio Nazionale dei Professori delle Accademie di Belle Arti e il Consiglio Nazionale degli Studenti per la Riforma Universitaria delle Accademie di Belle Arti La informano che a far data dal 27 giugno p.v. inizieranno uno sciopero della fame, che proseguirà fino a quando non vedranno la fine della discriminazione e del pregiudizio che gravano su di loro, l’attuazione dell’articolo 33 della Costituzione e la formalizzazione del decreto urgente che riconosca definitivamente e completamente le Accademie di Belle Arti quali istituzioni di Alta Cultura di pari dignità, grado e livello rispetto alle università, sotto ogni aspetto e con ogni prerogativa.

Immensamente grati per l’attenzione che vorrà prestare alla nostra vicenda, La salutiamo, Signor Presidente, con grande deferenza, ben sapendo che Lei è la nostra unica, concreta, speranza.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DEI PROFESSORI

DELLE ACCADEMIE STATALI DI BELLE ARTI

Adriano Baccilieri, Marco Bussagli, Cecilia Casorati, Giuseppe Di Lorenzo e Vita Segreto.

RIFORMA UNIVERSITARIA DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI

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SIT-IN E SCIOPERO DELLA FAME

DEGLI STUDENTI E DEI PROFESSORI DELLE ACCADEMIA DI BELLE ARTI

PER LA RIFORMA UNIVERSITARIA DELLE ACCADEMIE DI BELLE ARTI

ROMA, PIAZZA FERRO DI CAVALLO DAL 28 GIUGNO 2011

SIT-IN E SCIOPERO DELLA FAME DEGLI STUDENTI E DEI PROFESSORI DELLE ACCADEMIA DI BELLE ARTI

Dal 1990 gli studenti delle Accademie di Belle Arti italiane attendono di entrare nel sistema universitario. Resistenze accademiche, sindacali, ministeriali, e governative lo hanno impedito e vogliono ancora impedirlo. Sono 21 anni che gli studenti delle Accademie di Belle Arti vengono ingannati dal Ministero e dalle Accademie, che affermano di rilasciare lauree. Continua a leggere