Macerie: Dubbi e ombre sulla selezione dei materiali prima della rimozione

Macerie: Dubbi e ombre sulla selezione dei materiali prima della rimozione

di Sergio Nannicola*

La rimozione delle macerie in zona rossa a l’Aquila è finalmente iniziata, oggi però chi ha sostenuto la tesi del recupero dei materiali derivanti dai crolli può ritenersi soddisfatto solo a metà, sì perché se da una parte si reclamava la rimozione (avviata dopo le pressioni del popolo delle carriole), dall’altra si era anche dimostrato come la maggior parte del materiale può essere riutilizzato previa selezione delle macerie. Ma proprio quest’ultima fase dopo le prime immagini diffuse dai Tg fa emergere i primi interrogativi. Chi rimuove le macerie rispetterà il volere dei cittadini?Agli operatori della tv pubblica è stato infatti sufficiente inquadrare i materiali selezionati dal popolo delle carriole per dire al resto d’Italia che il governo c’è e sta procedendo nella direzione giusta, facendo intendere che si sta provvedendo allo sgombero del centro storico dell’Aquila e al recupero dei materiali.

Nella realtà le cose potrebbero andare presto in un altro modo se non si consentirà ai cittadini stessi di sorvegliare i vari passaggi delle operazioni. Le immagini dei servizi “fotografavano” in effetti un’altra storia, le ruspe viste in azione in p.zza Palazzo, pur facendo una selezione sommaria dei materiali più che altro da dare in pasto alle televisioni, si affrettavano a caricare i camion dell’esercito facendo immaginare che presto si sarebbe ricorsi a metodi ancora più spiccioli per liberare le strade e le piazze della città. Di chi sono le macerie?…chi paga per toglierle?…dove finiranno questi materiali a telecamere spente?… saranno sotterrati o riciclati?…chi gestirà il riciclo dei materiali recuperati?…chi ne sarà proprietario?…chi ne potrà beneficiare?…

Il popolo delle carriole e gli stessi proprietari degli immobili interessati dai crolli è bene che in questo momento stiano con gli occhi bene aperti e pretendano ostinatamente trasparenza sulle modalità di rimozione e stoccaggio delle proprie e delle altrui macerie (soprattutto per quelle provenienti dalla zona rossa) visto che non si sa praticamente nulla sul destino di questi materiali e sulla sorte di quello che ci finisce in mezzo . Vigilare che tutto proceda nella giusta direzione (stoccaggio in loco dei materiali lavorati e semilavorati dove è possibile) è di fondamentale importanza visto che diversamente pagheremmo tutti e più volte questo servizio, prima con l’opera di rimozione, poi con l’onere dello smaltimento, poi ancora con l’esborso di risorse nella fase di restauro dei palazzi, perché ci toccherà comunque riacquistare la materia prima (mattoni, pietre, coppi, elementi in pietra lavorati, e via dicendo) a chissà quale prezzo e quale fatica, logorando ulteriormente l’ambiente perché sarà inevitabile la riapertura delle cave per estrarre quello che “oggi” manderemo in discarica senza alcuna selezione, ponendo quindi anche la questione estetica del pezzo nuovo al posto dell’originale.
Se vogliamo dare segnali di cambiamento vero a questo territorio, sia nel modo di gestirlo che di viverlo, facciamolo subito cominciando esattamente dalle fasi preliminari della ricostruzione, altrimenti dopo non ne varrà più la pena.

L’Aquila, 20.03.10

Artista e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Brera – Milano

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